Quando Togliatti parlò ai cattolici

Gabriele Bosi
3 min readMar 21, 2021

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Il 20 Marzo del 1963 Palmiro Togliatti, Segretario di quel PCI di cui quest’anno ricorre il centenario della fondazione, tenne un importante discorso a Bergamo poi conosciuto col titolo “Il destino dell’uomo”.

Il contesto era quello della campagna elettorale per le elezioni politiche ma, come Togliatti volle subito precisare, la sua intendeva essere una riflessione di ampia prospettiva con l’ambizione di rivolgersi al mondo cattolico, invitato a un dialogo sul futuro dell’umanità.

Non si trattava di una novità assoluta: quello del rapporto tra cattolici e comunisti è un fiume carsico che ha attraversato la storia della Prima Repubblica, a partire dalla Liberazione per poi proseguire con i lavori della Costituente.

L’istituzione del Vaticano e la religione cattolica erano visti da Togliatti come elementi intrinseci della storia e dell’identità italiana, con cui era possibile e necessario costruire un dialogo nella diversità, a vantaggio della tenuta della fragile democrazia costruita dopo la tragedia del Fascismo e della Seconda guerra mondiale.

L’occasione del confronto proposto da Togliatti a Bergamo era quello della minaccia atomica: l’umanità si trovava nelle condizioni inedite di causare la propria estinzione tramite un conflitto nucleare; la tragedia era stata sfiorata un anno prima, con la crisi dei missili a Cuba.

Di fronte a questo pericolo Togliatti sottolineava la necessità di “una revisione totale di indirizzi politici” e quindi di “una collaborazione tra uomini che siano consci del compito loro supremo e animati da buona volontà”.

Per fare questo occorreva superare ostilità reciproche: sia un anticomunismo schematico, sia una visione “ingenua e errata” per la quale il progresso scientifico avrebbe portato automaticamente alla fine del sentimento religioso.

A Togliatti non interessava un compromesso di corto respiro quanto piuttosto “una comprensione reciproca, un reciproco riconoscimento di valori e quindi una intesa e anche un accordo per raggiungere fini che siano comuni in quanto siano necessari, indispensabili per tutta l’umanità”: la pace, ma anche “quel pieno sviluppo della persona umana che è la meta di tutta la storia degli uomini”. Temi, a suo dire, che interrogano direttamente la “coscienza religiosa stessa”.

Pochi giorni dopo, l’11 Aprile 1963, durante i lavori del Concilio Vaticano II, sarà pubblicata l’enciclica di Papa Giovanni XXIII “Pacem in terris”, un testo di straordinaria importanza, una sorta di “Costituzione morale globale” fondata su diritti e doveri delle persone e delle comunità politiche.

L’enciclica suscitò grande interesse anche presso il PCI, che ne apprezzò molti contenuti, come la necessità di una pace globale fondata sul disarmo di fronte al rischio atomico, la lettura attenta dei cambiamenti sociali e la nota distinzione tra errore ed errante.

Alcuni storici hanno ipotizzato che Togliatti fosse a conoscenza della pubblicazione dell’enciclica e di alcuni suoi contenuti grazie ai canali aperti col Vaticano, e che per questo avesse tenuto il discorso in quei giorni. Ci sono testimonianze ma non prove in questo senso.

Sappiamo soltanto che i “segni dei tempi” dell’epoca spinsero un’autorità politica e un’autorità religiosa a riflettere sul mondo, aggiornando la propria analisi e misurandosi con le sfide del futuro.

Oggi, 58 anni dopo, la Chiesa continua ad invitare alla riflessione la politica e le istituzioni. Forse è venuta meno la minaccia nucleare ma sono diventate urgenti questioni come quella del riscaldamento climatico, al centro dell’enciclica “Laudato si’”, e quella delle diseguaglianze, su cui si sofferma “Fratelli tutti”.

Ad essere più deboli oggi sono forse la politica e i partiti, spesso in difficoltà nel misurarsi su un pensiero capace di una visione globale.
Resta tuttavia immutata la necessità del dialogo tra laici e cattolici, visione politica e sentimento religioso, nella risposta ai grandi temi che ci interrogano, oltre la contingenza e la polemica quotidiana.

Articolo pubblicato sull’edizione pratese del settimanale “Toscana oggi” dell’11 Marzo 2021.

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Gabriele Bosi
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Written by Gabriele Bosi

40 anni. Collaboratore del settimanale "Toscana Oggi"

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