La sconfitta di Trump è la crisi del sovranismo populista?
La caduta di Trump molto probabilmente non segnerà la fine del sovranismo populista per come lo abbiamo conosciuto in questi anni, ma è certamente un durissimo colpo per quella cultura politica.
La sua vittoria alle elezioni presidenziali del 2016 aveva dato legittimità e autorevolezza a quella galassia di partiti populisti che successivamente si è estesa in Europa e nel resto del mondo, trovando nel nuovo Presidente degli Stati Uniti il principale modello politico di riferimento.
Tutti, credo, ci ricordiamo di quando Steve Bannon era impegnato a girare compulsivamente l’Europa per motivare i sovranisti nostrani, invitato come una star alle convention del Ressemblement national di Marine Le Pen, di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni o della Lega di Matteo Salvini.
Il progetto dell’ex stratega della campagna di Trump, licenziato malamente dal datore di lavoro, era esplicitamente quello di costruire una sorta di “internazionale dei nazionalisti”, vera e propria contraddizione in termini ma capace di dare una sia pur vaga cornice teorica alla Destra nazionalista europea.
Con la sconfitta, ormai possiamo dire certa, di Donald Trump quel riferimento politico non esiste più, almeno in una posizione di potere significativa, e sbaglierebbe chi pensasse che questo non abbia implicazioni globali nel medio lungo periodo.
Tra le altre cose dopo questo risultato cade anche la nota narrazione “popolo vs. élites”, con la Destra a rappresentare il primo e la Sinistra le seconde: a scrutinio ancora in corso, Joe Biden è il Presidente più votato della storia degli Stati Uniti e distacca Trump di almeno sei milioni di voti.
Chiariamoci: il sovranismo non è finito (lo dice anche il voto per il Congresso) e c’è da scommettere che Trump non cederà facilmente l’egemonia sui Repubblicani e sulla Destra populista internazionale.
Sappiamo inoltre che le difficoltà causate dall’epidemia Covid e la crisi economica conseguente potranno rappresentare ancora un’opportunità per chi proverà a cavalcare la rabbia e la paura contro il famigerato establishment.
Ma è molto difficile farlo quando il populismo non abita più alla Casa Bianca, dopo aver dato una pessima prova di gestione della pandemia e non aver saputo arginare la crisi economica e sociale.
Tanto più quando a vincere è un Centrosinistra largo e unito che porta a casa numeri davvero importanti nel voto popolare.
Per questo motivo la vittoria dei Democratici a queste Presidenziali non parla solo agli americani ma anche all’Europa, che da Gennaio potrà quanto meno contare su un alleato vero e non essere continuamente provocata da un artefice della sua divisione e frammentazione.
Non è poco. Ai partiti e ai leaders socialisti e democratici europei spetta il compito di saper cogliere questa occasione e sconfiggere definitivamente il sovranismo populista anche in casa propria.