Il dono difficile della profezia

Gabriele Bosi
3 min readSep 27, 2024

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Articolo uscito sul numero 32 del settimanale “Toscana Oggi” (8 Settembre 2024)

Così come la tradizione di Atene è stata segnata dai grandi filosofi e quella di Roma dalle gesta di senatori e imperatori, la Gerusalemme dell’Antico Testamento è profondamente caratterizzata dalla presenza e dai discorsi dei suoi profeti.

Leggendo la Bibbia non si può evitare di restare affascinati da queste figure che accompagnano la storia del popolo ebraico con esortazioni, incoraggiamenti e anche condanne senza appello.

A loro è dedicato un libro appena pubblicato dalla casa editrice Giuntina, dal titolo “Il dono della profezia” (316 pag., 20€) e scritto da Elie Wiesel, noto testimone dell’Olocausto e intellettuale di spicco della cultura ebraica.

In questo testo, Wiesel cerca di delineare la figura del profeta di Gerusalemme attraverso il racconto di 21 protagonisti della Torah segnati della profezia divina; nell’elenco non troviamo soltanto profeti “ufficiali” come Elia o Isaia, ma anche personaggi biblici comunque fondamentali come Noè, Mosè, Sansone, Ruth o Ester.

Per il suo racconto, poetico e intenso, Wiesel non attinge solo alla Torah ma anche al ricco corpus del Midrash e del Talmud perché, come spiega, nella cultura ebraica Halakhà e Haggadà, “Legge” e “Leggenda”, sono inseparabili.

In questo modo siamo introdotti a nuove storie, riflessioni e interpretazioni di grande creatività e perspicacia, che arricchiscono la nostra conoscenza complessiva del mondo e della spiritualità dell’Antico Testamento.

Il libro prova a ricostruire, attraverso le innumerevoli fonti a disposizione, le caratteristiche distintive del profeta ebraico, diremmo quasi il suo archetipo; sapendo però che ogni profeta è una persona a sé stante, con le proprie ossessioni, paure, devozioni e con un rapporto sempre originale che lo lega a Dio.

Come nota l’autore, quello del profeta non è certamente un ruolo semplice e difatti è raramente auspicato: si è profeti per una chiamata diretta da parte del Signore, a cui non si può che rispondere “Eccomi!” sull’antico modello di Abramo.

A poco valgono i dubbi, i ripensamenti e le debolezze manifestate da alcuni: Mosè confessa di non essere bravo nell’oratoria, Geremia ritiene di essere troppo giovane per il compito che lo attende, Giona addirittura prova a fuggire piuttosto di annunciare a Ninive la minaccia dell’imminente distruzione.

I profeti sono quindi pienamente consapevoli della propria debolezza e del fatto che il loro compito li sottoporrà a una tensione sovrumana, fisica e psicologica, tra l’ostilità degli uomini e l’inesorabile volontà divina.

Dovendo compiere imprese inedite, come rifondare il genere umano dopo il Diluvio oppure riportare le complesse visioni di cui sono testimoni, i profeti sono spesso soli e isolati, a volte braccati dalle autorità con l’intento di spegnere definitivamente la loro voce scomoda, come capita a Elia.

A volte forti e carismatici, a volte fragili e introversi, i profeti possono comunque contare sul rapporto speciale che hanno con Dio. Il loro vero potere consiste nelle proprie convinzioni morali e nella volontà incrollabile di conformarsi all’incarico che è stato loro affidato.

Mai adulatori, non sono certo alla ricerca di un consenso popolare che semmai spesso contrastano, non solo con i propri discorsi ma anche con un significativo silenzio.

Il dono della profezia ha anche caratteristiche femminili e si arricchisce della gentilezza di Ruth e dell’intelligenza di Ester, che salva la propria comunità esiliata dallo sterminio.

Perché, come spiega l’autore, “niente è futile nelle origini del destino ebraico. Tutte le porte si aprono su dilemmi e conflitti metafisici”, la cui risoluzione passa inevitabilmente dal legame diretto e indistruttibile che siamo in grado di costruire con il Divino.

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Gabriele Bosi
Gabriele Bosi

Written by Gabriele Bosi

40 anni. Collaboratore del settimanale "Toscana Oggi"

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