Esistono radici bibliche della psicoanalisi?
Articolo uscito sul numero 40 del settimanale “Toscana Oggi” (6 Novembre 2022)
Dopo alcuni saggi ispirati a storie bibliche (“Il gesto di Caino”, “La notte del Getsemani”, “Il grido di Giobbe”), il famoso psicoanalista italiano Massimo Recalcati ha recentemente pubblicato con Einaudi un nuovo libro più sistematico dedicato all’Antico Testamento, dal titolo “La Legge della parola”.
Come afferma fin da subito, la prospettiva dello scrittore non è religiosa; non cerca, cioè di collocare il Dio biblico all’interno della disciplina psicoanalitica. Al contrario, il suo approccio vuole essere rigorosamente laico e scientifico, conducendo piuttosto un’analisi sulle radici bibliche della psicoanalisi, partendo dalle storie che vi sono raccontate.
Si tratta di un’operazione intellettuale interessante anche perché, com’è noto, la psicoanalisi nella sua storia ha attinto soprattutto alla mitologia greca per individuare archetipi utili a interpretare la natura umana, quasi rimuovendo la tradizione giudaico-cristiana che pure è anch’essa parte fondamentale della cultura occidentale.
Nell’analisi di Recalcati, invece, l’Antico Testamento diventa una miniera di simboli e di significati che attengono alla nostra dimensione umana, permettendo di comprendere meglio, se non proprio di riscoprire, una forma di attualità del testo biblico che viene quindi sottratto a un passato arcaico in cui essere relegato.
Nel contesto psicoanalitico l’autore non è il primo ad essersi adoperato in questo senso; nel suo libro fa infatti molto spesso riferimento agli studi in merito di Jacques Lacan (di cui Recalcati è specialista) ma, più recentemente, sono diventate molto famose nel mondo anglosassone le lezioni sulla “Genesi” dello psicologo canadese di orientamento junghiano Jordan B. Peterson, pubblicate su YouTube dove hanno raggiunto ormai milioni e milioni di visualizzazioni in tutto il mondo.
Evidentemente le storie bibliche hanno ancora oggi molto da dirci.
Pensiamo al rancore narcisistico di Caino, che uccide il proprio fratello per distruggere quello che sa essere il proprio ideale a cui dover aspirare ma che preferisce invece rimuovere; pensiamo al delirio egolatrico dei costruttori della Torre di Babele, impegnati in un’opera che li possa rendere simili a Dio.
E cos’è la lotta di Giacobbe con l’angelo se non un conflitto corpo a corpo con se stesso, al termine del quale risorgere con un nuovo nome dopo aver sottomesso le proprie pulsioni di prevaricazione?
Così, secondo Recalcati ci sono di insegnamento la fede di Giobbe, che non si arrende nella disperazione di fronte all’ingiustizia ma cerca tenacemente risposta nella propria alleanza con Dio; l’amore per l’altro nel suo valore di persona e non di oggetto da consumare, raccontato poeticamente dal “Cantico dei cantici”; l’avvertimento contenuto nella storia del Profeta Giona, che “rimuove” la chiamata divina per poi scoprire che non esiste via di fuga da sé stesso.
In una visione d’insieme delle storie bibliche Recalcati vede emergere una Legge sovraordinata, quella che definisce fin dal titolo “la Legge della parola”. Una legge cioè che mette al centro la Parola nel suo valore creativo e generativo, fondamentale nel racconto biblico fin dalla “Genesi” come anche nella pratica psicoanalitica.
Mettere la parola a fondamento della Legge per Recalcati vuol dire che nella Bibbia il rapporto tra l’umano e il divino viene costruito sulla relazione piuttosto che sulla fredda applicazione di un codice di regole, su cui a prevalere infatti è spesso la volontà di Dio nel suo proposito di tutelare l’uomo: è la mano dell’angelo che ferma quella di Abramo mentre sta per sacrificare il proprio figlio Isacco, come illustrato magnificamente dal dipinto del Caravaggio posto in copertina al volume.
Quello di Massimo Recalcati è certamente di un libro complesso, ricco di interpetazioni che richiederebbero molti approfondimenti e riflessioni.
Certamente ha il merito di guardare alle storie bibliche con un approccio che prova a valorizzarne il senso e l’attualità anche per il tempo presente.