Dalla poltrona non è mai derivata nessuna santità

Gabriele Bosi
3 min readJan 1, 2024

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Articolo uscito sul numero 42 del settimanale “Toscana Oggi” (19 Novembre 2023)

Chi è il “borghese” contro cui si scaglia il giovane intellettuale cattolico francese Jean De Saint-Cheron nel suo ultimo libro pubblicato anche in Italia (“Chi crede non è un borghese”, Libreria editrice vaticana, 16€)?

Semplicemente, siamo noi: cittadini di una società dotata di molti comfort, indisponibili a farci infastidire dalla chiamata del Dio cristiano che ci invita a compiere una missione difficilissima, quasi impossibile: diventare buoni cristiani, quindi, di fatto, aspirare alla santità.

In questa indisponibilità a mettere in discussione la routine delle nostre vite, De Saint-Cheron vede la causa del calo dell’influenza del Cristianesimo nella cultura occidentale contemporanea.

Al cuore del messaggio cristiano, infatti, è presente una chiamata all’ascolto e all’azione: ascolto del messaggio di amore che Dio ci comunica tramite l’incontro con l’altro e azione nel mettere in pratica un insegnamento così complesso come quello dell’amore per il prossimo.

In fondo, l’essenza della lotta spirituale a cui Gesù invita l’uomo non è altro che la perseveranza nel cercare di amare; un amore trasformativo, come quello che conosce il protagonista di “Delitto e castigo” nello splendido finale del romanzo di Dostoevskij, capace di redimerci.

Proprio attingendo a un grande bagaglio letterario, filosofico e culturale, che dai testi sacri arriva fino alla narrativa contemporaena (dai Vangeli a Pascal, da Agostino a Houellebecq), Jean De Saint-Cheron descrive, in modo pungente e ricco di humor, la nostra pigrizia esistenziale di borghesi “ben sistemati”, ricordandoci che “dalla profondità di una poltrona non è mai derivata nessuna santità”.

La reazione all’ozio e a un cultura conformista che si accontenta di generici “valori” non è così lontana dall’ideale cavalleresco di Don Chisciotte, irriso dalle persone ragionevoli ma mosso da ideali così alti da giustificare la propria esistenza e la propria missione. Si tratta dell’avventura più importante, ci ricorda l’autore, che vale la pena di vivere.

La vocazione a questa avventura si basa su un solido realismo, quello con cui il Cristianesimo interpreta la natura umana: sappiamo di essere creature fallibili, sempre esposte al rischio del peccato (la cui natura non è altro che un sottrarsi all’amore). Ma è proprio a partire da questo realismo che il messaggio del Cristianesimo indica una via da seguire, quella che porta alla possibilità della redenzione.

Una forma di realismo diverso, materialista, è stata quella proposta dalla modernità, che ha promesso il raggiungimento della felicità rimuovendo l’aspirazione alla trascendenza. Dopo le ideologie del Novecento, oggi il lascito di questo materialismo consiste in alcuni tentativi goffi di ritrovare un “senso”: l’irrealismo postmoderno di chi sostiene che possiamo diventare quello che vogliamo soltanto in base alle nostre aspirazioni (spesso confuse con diritti), il complottismo di chi giustifica la propria condizione denunciando l’azione di poteri oscuri, il ritorno di fanatismi idelogici anche di tipo religioso.

Sono, spiega l’autore, tutte forme di irrealismo causate da un irrigidimento dell’uomo di fronte alla paura di non riuscire ad esaudire il proprio desiderio, oggi al centro di tutto. Ma, ci dice De Saint-Cheron, “soltanto la libertà del cuore e del pensiero davanti al reale, al reale com’è davvero, permette al cuore e al pensiero di essere fecondi”.

Questo pamphlet è quindi un appello che ci viene rivolto personalmente a riscoprire il messaggio fondante del Cristianesimo e a viverlo senza timore come via per realizzare la nostra natura umana più profonda: “se amiamo, se cioè realizziamo ciò per cui siamo fatti, riusciamo finalmente a scoprire che cos’è la verità”.

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Gabriele Bosi
Gabriele Bosi

Written by Gabriele Bosi

40 anni. Collaboratore del settimanale "Toscana Oggi"

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